South Dakota

Il South Dakota è certamente uno degli stati più “rossi” dell’Unione. Fino agli anni Trenta la presenza democratica nelle assemblee locali era quasi inesistente; ha scelto sempre candidati repubblicani alle presidenziali (neppure McGovern riuscì a conquistare lo stato di casa nel 1972); il Partito democratico non elegge un governatore dal 1974. di Larry Silverbud
12 AGO 20
Immagine di South Dakota
Il South Dakota è certamente uno degli stati più “rossi” dell’Unione. Fino agli anni Trenta la presenza democratica nelle assemblee locali era quasi inesistente; ha scelto sempre candidati repubblicani alle presidenziali (neppure McGovern riuscì a conquistare lo stato di casa nel 1972); il Partito democratico non elegge un governatore dal 1974. Il 2010 non sembra certo l’anno giusto per invertire questa tendenza. E il repubblicano Dennis Daugaard sarà sicuramente il successore del governatore uscente Michael Rounds. Porte sbarrate per i democratici anche al Senato, dove il repubblicano John Thune (che sei anni fa ha clamorosamente battuto il leader della maggioranza democratica Tom Daschle) corre senza oppositori.
Più incerta, invece, la sfida nell’unico distretto della Camera, in cui la moderata-democratica Stephanie Herseth Sandlin è insidiata dalla repubblicana Kristi Noem. I sondaggi sono stati altalenanti durante tutta la campagna elettorale, ma neppure il voto contrario all’Obamacare e al “cap and trade” ha messo al sicuro la Sandlin, che nel 2008 era stata rieletta con il 68 per cento e oggi rischia seriamente di perdere il seggio.
di Larry Silverbud